CARDIOLOGIA A TRIESTE FRA CURA, TECNOLOGIA, RICERCA ED ATTENZIONE UMANA AI MALATI

(Foto: Prof. Gianfranco Sinagra)

La tradizione cardiologica triestina è antica.
A Trieste ci furono alcuni eminenti medici con specifici interessi nei riguardi della cardiologia come Adriano Sturli (1873-1966), di scuola Viennese, primario della seconda divisione medica dell'Ospedale Maggiore, scopritore del quarto gruppo sanguigno o gruppo AB, medico curante dell'Imperatore Francesco Giuseppe e a Miramare del Duca D'Aosta. Nel 1930 egli iniziò ad effettuare, nella sua divisione, esami elettrocardiografici. Anche il dottor Attilio Coffler, poi Coffleri, primario della IV Divisione medica, sviluppò nella sua divisione particolari interessi cardiologici.

Dal 1953 si delinearono i primi specialisti, il Prof. Giuseppe Klugmann ed il Dott. Bruno Grego.
L'esperienza qualificata al National Heart Hospital ed all' Hammersmith Hospital di Londra improntarono la formazione del Prof. Fulvio Camerini ed ispirarono le linee iniziali dell'organizzazione di quello che sarebbe poi divenuto nel 1965 il Servizio di Cardiologia e successivamente nel 1971, la Divisione di Cardiologia ed Unità Coronarica presso l'Ospedale Maggiore.
Fin dall'inizio dell'attività venne praticata la tecnica del cateterismo cardiaco per lo studio dei vasi e della funzione cardiaca.

Il primo pacemaker venne impiantato nel 1967.
Nel 1972 venne attivata la Cardiochirurgia con il Prof. Vaccari. Il primo intervento di by pass aorto coronarico è del 1973, il primo intervento complesso sull'aorta (Bentall) del 1974.
La prima trombolisi farmacologica per disostruire le coronarie in corso di infarto miocardico venne attuata all'inizio degli anni '80 mentre la prima angioplastica coronarica è del 1985.
Da queste date, in oltre 40 anni di attività si snoda, una storia di decine di migliaia di interventi di elettrofisiologia, elettrostimolazione, angioplastiche, interventistica sulla valvola aortica e recentemente mitralica, interventi di cardiochirurgia effettuati su pazienti a complessità ed età crescente ed afferenti per oltre il 30% da altre realtà della regione e della nazione.

La ''Divisione'' ha funzionato per trent'anni all'Ospedale Maggiore, anche dopo l'attivazione dell'Ospedale di Cattinara, soprattutto perché permetteva delle rapide interazioni e reciproche integrazioni fra le varie sezioni della degenza, unità coronarica, cateterismo e cardioangiografia, valutazione funzionale, indagini non invasive, cardiologia nucleare, riabilitazione cardiologica, ambulatori dedicati, cardiochirurgia. L'interazione (e non la ''Divisione'') logistica ed organizzativa ha creato una autentica e concreta interazione multiprofessionale e multidisciplinare, che ha improntato la collegialità e l'azione in team per le scelte sui malati.
Quando nel 1987 arrivai a Trieste ventitreenne neolaureato dell'università di Palermo, il confronto fu con un gruppo di professionisti qualificati, abituati ai meeting quotidiani, al confronto costante con i Cardiochirurghi, gli Anestesisti, i Radiologi i Medici d'Urgenza.

Spiccava ovviamente la figura carismatica di Camerini, personalità capace di coniugare a livello altissimo cultura, spirito critico, leadership, capacità di catalizzare ricerca e curiosità, grande umanità ed empatia, rispetto per il malato, onestà. In quegli anni Camerini rivestiva un importante ruolo scientifico internazionale in seno al Working Group della Società Europea di Cardiologia -International Council of Cardiomyopathies della International Society and Federation of Cardiology.
Avevo conosciuto Camerini da studente di patologia medica nel 1984 ad un seminario internazionale sulla patologia della diastole che si teneva in un auditorium del Borgo medioevale di Erice, lo riascoltai nel 1986. Laureatomi nel 1987 la scelta fu ferma: venire a Trieste. Così è cominciata una storia importante di impegno, studio ed esperienza clinica ed un opportunità fantastica di formazione qualificata e crescita in tutti i settori della cardiologia, con attività di ricerca e coinvolgimento attivo nella didattica fin dal 1993.

Con Camerini ho vissuto la straordinaria esperienza di formazione in Cardiologia Clinica, la rottura costante con i paradigmi, quando non sostenuti da evidenze scientifiche, lo sviluppo di innovazioni sulla terapia dello scompenso cardiaco, l'intuizione straordinaria dell'enorme sviluppo che la medicina molecolare e la genetica avrebbero avuto e l'introduzione attiva nelle attività di didattica e ricerca. Camerini lasciò la Direzione nel 1996 per dedicarsi all'impegno di Senatore della Repubblica. Il patrimonio e le potenzialità consegnate erano notevoli. Seguì purtroppo un periodo complesso che avrebbe certamente sfaldato gruppi di lavoro medico-infermieristici deboli. Ciò non avvenne con il contributo di molti. Le difficoltà di quel periodo ed in generale l'importanza di una leadership solida alla guida di gruppi complessi è consegnato ai numeri sulle attività e consumi ed al nuovo impulso che tutte le attività ebbero dal 1999 in poi, in tutti i settori dell'assistenza, didattica e ricerca, quando l'allora Direttore Generale Gino Tosolini, mi nominò alla Direzione della Struttura.

Benché la qualificazione professionale e l'attenzione umana ai pazienti mantenessero alta la qualità delle cure e l'attrazione anche su pazienti non residenti, la Divisione del Maggiore mostrava tutta la sua insufficienza e le sue limitazioni, anche di decoro e dignità del soffrire. Nel 1999, pur nella realtà del Maggiore, la Cardiologia venne riconosciuta come la struttura aziendale con il più elevato indice di soddisfazione da parte degli utenti.
La nostra attrazione all'Ospedale Maggiore era del 33%, pur fra mura antiche, molti spifferi, assenza di climatizzazione, servizi igienici inadeguati e pazienti degenti in stanzoni e corridoi. Ciò misura l'importanza della professionalità, dell'attenzione umana, ascolto, sorriso, empatia con i malati, al di la delle strutture ed in maniera complementare alle tecnologie.

Già durante la Direzione Camerini si era iniziato a pensare e successivamente a realizzare, per merito degli Assessori alla Sanità del tempo (Giampiero Fasola e Giorgio Matassi), quella che sarebbe divenuta la nuova struttura dedicata presso il Polo Cardiologico di Cattinara. Questa Struttura, progettata dall'Arch. G. Semerani, è nata pensata come strettamente integrata ed altamente specializzata nel settore della Cardiologia e Cardiochirurgia.
La struttura e l'organizzazione del Polo e le necessarie ed efficaci interazioni con l'intero Ospedale ma in particolare con il Pronto Soccorso, la Medicina d'Urgenza, la Terapia Intensiva Generale ed il Dipartimento di Immagini-Radiologia ne fanno un vero Centro d'eccellenza moderno ed aggiornato, nel panorama delle istituzioni europee più avanzate.
All'esterno del Polo Cardiologico è inoltre da ricordare l'interazione fondamentale con il Sistema 118 ed Centro Cardiovascolare ASS1, per anni diretto dal Prof. Sabino Scardi ed adesso dal Dott. Andrea Di Lenarda e la Riabilitazione Cardiologica, diretta dalla Dott.ssa Patrizia Maras; queste strutture chiudono il cerchio di una qualificata assistenza che in accordo stretto con la Medicina Generale fornisce risposta qualificata a tutti i bisogni delle persone che a noi si rivolgono, dalla Prevenzione, alla Cura e Riabilitazione.

L'arrivo nel 2003 presso il Polo Cardiologico, ha costituito una grande opportunità per adeguare l'offerta alla domanda sia dell'area vasta giuliano-isontina che extraregione.
L'enorme incremento nel 2003 delle attività di consulenza e diagnostica non invasiva per l'intero presidio di Cattinara, malgrado la progressiva riduzione dei posti letto globali, indica quanto le funzioni di Cardiologia entrino nella vita interna dell'intero ospedale e nei percorsi di cura dei pazienti di tutte le aree.
Tutto ciò non avrebbe potuto realizzarsi senza il contributo determinante di chi ha creduto nell'utilità ed opportunità di una struttura cardiologica dipartimentale qualificata, consentendone la dotazione tecnologica ed i necessari adeguamenti, mi riferisco alle Direzioni Tosolini, Nicolai, Zigrino, Cobello.
I problemi ovviamente esistono e riguardano l'area del personale e la sua congruità, il necessario adeguamento tecnologico in Cardiologia ma anche nelle realtà interagenti, la formazione di personale qualificato, coerente con l'alta specialità della struttura, il costante monitoraggio e verifica, l'attitudine alla revisione critica dei problemi, l'attitudine a costruire e coltivare interazioni creative multidisciplinari e multiprofessionali,

Camerini ci ricordava spesso che la ricerca è uno ''stato della mente'', che assistenza e ricerca devono svilupparsi in un'intima collaborazione, che la ricerca migliora e rende più rigorosa l'assistenza stessa ed infine che la trasmissione delle conoscenze è un dovere di ogni medico. In quest'ottica la ricerca cardiologica, dapprima timida, semplice e basata essenzialmente sull'osservazione clinica, ebbe inizio ancora negli anni '50 per diventare con il progredire degli anni più complessa ed integrata a livello multidisciplinare ed internazionale. L'attività di ricerca si è tradotta in oltre 1000 contributi scientifici inizialmente pubblicati su riviste nazionali ed internazionali oltre 400 dei quali su riviste internazionali peer reviewed. Varie sono state le tematiche oggetto di studio, benché dagli anni 80 la ricerca sia stata prevalentemente indirizzata agli aspetti epidemiologici, morfologici, eziopatogenetici, prognostici e terapeutici delle malattie del miocardio e dello scompenso cardiaco.

Abbiamo pubblicato con authorship principale e con apporto di casistica su riviste qualificate come New England Journal of Medicine, Nature, Circulation, Journal of the American College of Cardiology, Journal of Clinical Investigation ed altre.
Abbiamo visto progressivamente incrementare la nostra capacità di produzione scientifica pur essendosi questa sviluppata in una realtà essenzialmente ospedaliera dove per molti anni Camerini e successivamente io siamo stati gli unici universitari. Anche questo misura lo spirito di lavoro e la qualità del Gruppo e dei Collaboratori, al di là delle appartenenze.
Credo di dover ricordare 4 momenti fondamentali, tutti di matrice triestina, di questa qualificata attività di ricerca che passano attraverso la collaborazione con:
1) Prof.ssa Luisa Mestroni, Professor of Medicine presso l'Università di Denver, con la quale abbiamo sviluppato studi avanzati sulla genetica e storia naturale delle Cardiomiopatie;
2) Prof. Furio Silvestri e la Prof.ssa Rossana Bussani, dell'Istituto di Anatomia Patologica dell'Università di Trieste, per gli aspetti di morfopatologia e studio della biopsia endomiocardica;
3) Prof. Mauro Giacca e collaboratori con i quali stiamo sviluppando ricerche avanzate sulla rigenerazione miocardica e con il quale abbiamo concepito e realizzato il Centro di Cardiologia Traslazionale che costituisce una sezione Cardiologia, situato all'interno del complesso di Cattinara e che ha finalità di sviluppare attività di ricerche avanzate, Medicina Traslazionale e formazione dei giovani medici;
4) Associazioni di Volontariato come Cuore Amico Muggia, Amici del Cuore, Sweet Heart, Assodiabetici, AIDO, Fondazione CRT, Generali Assicurazioni, Fondazione Casali che ci hanno supportato nello sviluppo delle attività di formazione, ricerca e dotazione tecnologica.

Crediamo profondamente all'utilità di avvicinare le persone ai problemi in sanità e crediamo all'utilità di una informazione chiara che generi alleanza dei cittadini con le organizzazioni sanitarie.

Non vi è dubbio che una cardiologia moderna, culturalmente elevata, efficiente e solidale si basa in primo luogo su tutte le donne e su tutti gli uomini che in essa operano e che si prendono cura degli esseri umani loro affidati. Essa deve essere luogo di cure appropriate ed avanzate, di progresso delle conoscenze, ma anche di reclutamento e formazione di persone giovani e motivate, sia mediche che infermieristiche e tecniche. Essa deve essere luogo per relazioni creative e per la costruzione di interazioni e stili di approccio collegiale alla soluzione dei problemi di salute della città e dell'area giuliano-isontina ma anche dei numerosi pazienti provenienti da fuori regione.
è impossibile citare i tanti che in 40 anni hanno contribuito alla nascita crescita e trasformazione di un piccolo e semplice nucleo di cardiologia, in una complessa e moderna struttura, rinomata a livello nazionale ed internazionale.
Senza l'apporto di tutti, la Cardiologia di Trieste non sarebbe ciò che è e rappresenta.
L'esistenza di una Cardiochirurgia qualificata costituisce per Trieste e per la Regione, un valore aggiunto altissimo.
Il ricordo e la gratitudine sono per chi ha fondato ma anche per tutti coloro, medici, infermieri, tecnici, O.S.S., amministrativi e ricercatori che hanno lavorato con impegno, sacrificio, competenza e dedizione, contribuendo ai traguardi raggiunti ed a tutti coloro che continuano a mantenere alta la tensione all'innovazione continua, al trasferimento di conoscenze, alla revisione critica e al miglioramento di tutte le attività, alla personalizzazione ed umanizzazione delle cure, in un sistema complesso che ha memoria di un passato autorevole e di prestigio e sa guardare propositivamente al futuro.

Prof. Gianfranco Sinagra
Direttore Dipartimento Cardiovascolare Ospedale di Cattinara
 e Scuola di Specializzazione di Cardiologia Università di Trieste

 



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