E’ tempo di valutare i figli dei cardiopatici ischemici?

(Foto: Sabino Scardi, Primario Centro Cardiovascolare)

In tutti questi anni la cardiologia ha molto curato le malattie coronariche acute ed eccellenti risultati i pazienti hanno ottenuto da queste cure. Tuttavia oltre la metà dei pazienti ischemici ha come prima manifestazione clinica l’infarto o la morte improvvisa che sono imprevedibili. Di qui la necessità di misure preventive. La prevenzione da tutti auspicata trova però numerosi ostacoli per la sua pratica applicazione perché soggetti, anche a rischio, se non fortemente motivati sono restii a modificare lo stile di vita radicato. Com’è noto l’arteriosclerosi a livello coronarico precede di molti anni le manifestazioni cliniche della malattia: angina pectoris o infarto del miocardio. Infatti, la lesione iniziale dell’arteriosclerosi detta stria lipidica appare già nella prima decade di vita, si accresce progressivamente trasformandosi in placca fibrosa e solo dopo i 40 anni provoca i sintomi. L’estensione e la gravità della stria lipidica sono il rapporto con le concentrazioni del tasso dei grassi (colesterolo, trigliceridi) nel sangue. E’ stato visto ad esempio che il 50% dei feti di madri ipercolesterolemiche sviluppa strie lipidiche già nella vita fetale. E’ indispensabile perciò cercare di limitare la sua crescita fin dai primi anni di vita. Poiché non è possibile trattare preventivamente tutta la popolazione giovanile sarebbe lecito almeno agire sui soggetti a più alto rischio. E chi sono questi soggetti? Sono essenzialmente i figli di coloro che (maschi o femmine) hanno presentato una delle manifestazioni cliniche dell’arteriosclerosi coronarica (infarto del miocardio, angina pectoris) in età precoce: per gli uomini al di sotto dei 55 anni, per le donne al di sotto dei 65 anni. Infatti, i figli di questi pazienti sono ad alto rischio di sviluppare una malattia coronarica perché da oltre 30 anni è stata segnalata un’aggregazione familiare della cardiopatia coronarica e la storia familiare di una precoce coronaropatia è un importante fattore di rischio indipendente dagli altri (fumo, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, obesità, diabete mellito, ecc.), il 15% di tutti gli infarti è giustificato solo dalla storia di coronaropatia precoce familiare. La familiarità poi è un marker di aggregazione di altri fattori genetici ed ambientali. Infatti, è stata dimostrata da diversi studi un’aggregazione familiare per l’ipertensione arteriosa, il diabete, l’obesità e la mutazione dei fattori genetici della coagulazione sanguigna. Tutte queste situazioni interferiscono nell’interazione tra i fattori di rischio ereditari ed il successivo stile di vita familiare. Spesso in una casa dove si mangia salato anche i figli imparano a mangiare salato. I figli degli infartuati precoci (età inferiore ai 60 anni) hanno, rispetto ai controlli, un incremento dello spessore delle pareti delle carotidi studiate in ecodoppler. In un recente studio apparso su un’ importante rivista americana sono state riscontrate ostruzioni coronariche in giovani deceduti in maniera accidentale che dovevano donare il proprio cuore. Quella in cui viviamo è un’epoca interessante in termini di riduzione del rischio coronarico. E’ necessario però scoprire i germogli dell’arteriosclerosi presenti nell’infanzia, perché solo in questo modo sarà possibile abbattere l’epidemia del secolo agendo con adatte misure sullo stile di vita dei singoli individui a più rischio.

Sabino Scardi - Primario Centro Cardiovascolare



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